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”Cuba Libre”: l’anima U.S.A. in salsa cubana

”Cuba Libre”: l’anima U.S.A. in salsa cubana

Venerdì venticinque marzo duemilasedici. “Questa sarà una notte indimenticabile, perché credo che finalmente i tempi stiano cambiando! Non è vero?”. Con queste parole pronunciate in spagnolo, Mick Jagger, in una sfavillante giacca di paillettes a tinte sfumate color granata, sulle note di “Jumping Jack Flash”, ha demolito in pochi istanti 53 anni di proibizionismo rock, che “corrompeva” la gioventù, da Elvis, ai Beatles, agli stessi Stones. I 250 mila spettatori, ma ci sono stime che ne accreditano molti di più, della Ciudad Deportiva, apprezzano con un boato.

Siamo poco dopo il tramonto ed è facile riconoscere, nello scenario circostante, qualche luogo simbolo della città; c’è l’hotel Habana libre chiamato “Hilton” fino al ’59 e c’è Plaza de la Revoluciòn dove campeggia il suggestivo profilo in metallo scuro del “Che”. Ah dimenticavo, siamo all’Havana nell’isola di Cuba e il proibizionismo di cui parlavo faceva capo al regime di Fidel Castro dopo l’abbraccio della rivoluzione cubana con l’URSS. Nei libri di storia moderna che andranno in stampa da ora in avanti però, più che il concerto gratuito dei Rolling Stones di cui sopra, non potrà non trovar posto la vicenda, datata pochi giorni prima, del riavvicinamento tra gli Stati Uniti e la stessa Cuba con lo storico sbarco del presidente Obama nell’isola caraibica; prima visita di un presidente statunitense da 88 anni a questa parte. Dando seguito agli importanti segnali di disgelo politico degli scorsi mesi, il presidente arrischiava i primi timidi tentativi di riallaccio dei rapporti sociali e soprattutto economici e commerciali interrotti con l’embargo americano a partire progressivamente dall’inizio degli anni ’60. Rock e politica dunque, il tutto in pochi giorni, sarà mica la settimana in cui Cuba e i cubani riusciranno a intrufolarsi nel XXI secolo?

Le restrizioni in effetti, divennero totali nel 1962 ad opera del presidente Kennedy, che si guardò bene però, prima di apporre la sua firma in calce al documento, di procurarsi un migliaio di sigari H. Upmann, un particolare tipo di cubani che fumava abitualmente, consapevole che presto, siglato l’atto che aveva sottomano, non sarebbero più stati reperibili in tutti gli Stati Uniti.

La premessa era d’obbligo per partire proprio dagli attuali avvenimenti, così importanti e memorabili, e raccontare una nuova storia, affascinante come una leggenda e curiosa come la verità, di un cocktail festante che si crede giovane e moderno, ma che in realtà da ben oltre cent’anni unisce simbolicamente, nello stesso bicchiere, proprio le due nazioni: il Cuba libre.

Raul Castro e Obama incontro 2016Prima dell’embargo infatti, diciamo fino al 1959, gli Stati Uniti e Cuba erano paesi molto amici legati da notevoli scambi commerciali e, di conseguenza, interessi economici di lunga data. Di fatto però, la “revolucion” targata Fidel Castro e Che Guevara che portò al rovesciamento del dittatore Batista, ebbe, tra le conseguenze, la progressiva rottura dei solidi rapporti. Mezzo secolo prima tuttavia, con Cuba messa a ferro e fuoco dalla seconda guerra d’indipendenza (1895/1898) di cui abbiamo già parlato raccontando la storia del Daiquiri, proprio gli stessi Stati Uniti, al fianco degli indipendentisti cubani, giocarono un ruolo importante e fondamentale per porre fine alla lunga avventura coloniale spagnola nell’America Latina, iniziata circa quatto secoli prima, e ridare così libertà all’isola.

La leggenda infatti narra che, a fine conflitto, statunitensi e patrioti, per festeggiare l’indipendenza, si strinsero vittoriosi in un brindisi speciale, di notevole originalità. Al grido di battaglia che aveva ispirato i soldati al fronte “Por Cuba libre!”, “Por Cuba libre!”, americani e cubani miscelarono la Coca-Cola, già simbolo indiscusso a stelle e strisce al rum bianco cubano, o meglio ron come dicono gli hispano hablanti, anima assoluta dell’isola.

Se leggendomi avete anche solo un poco imparato a conoscermi, oramai saprete certamente che sono un romantico passionale e, questa sopra, è la storia della nascita del drink che ho sempre preferito raccontare, quella che tra l’altro, fra gli addetti ai lavori, rimane comunque sia la più popolare. Tornando però tristemente realista, non posso tacervi qualche dato di fatto.

joseph wheeler theodore roosvelt and other officer of the rough ridersLa Coca-Cola sbarcò a Cuba solo nel 1900, vale a dire ben due anni più tardi la fine della Guerra d’indipendenza, quando i soldati statunitensi erano ormai tutti rincasati e lo stesso comandante che li aveva guidati, quel Theodore Roosvelt già conosciuto parlando del Daiquiri, si avviava in patria, a quella carriera politica che lo avrebbe portato fino alla presidenza. E’ più corretto pensare quindi, che sia proprio lo stesso Daiquiri l’antenato del nostro Cuba Libre e che la ricetta nacque, purtroppo non è dato sapere con certezza per mano di chi, proprio da quel drink che, dall’inizio del ‘900 partendo dall’omonima baia, si andava diffondendo per tutta l’isola. Rum chiaro, succo di lime e…Coca-Cola, dolce di suo, al posto dello zucchero della ricetta originale. Ma veniamo alle certezze.

Di vero c’è sicuramente il nome festante e il suo preciso significato; Cuba era finalmente “libre”, cioè libera dal dominio spagnolo e l’avvenimento valeva bene un brindisi. L’altra cosa certa che segue a ruota la prima come la più ovvia delle conseguenze e ne diviene regola ferrea, è sicuramente che, da quei tempi in avanti, con l’appellativo “Cuba Libre” si identifica solo quel long drink preparato con rum esclusivamente di origine cubana, Havana Club in primis. Altrimenti, senza scomodare la storia del patriottismo isolano, basta un molto più elementare “Rum e Coca (Cola)”, o, per dirla sempre alla spagnola, “Mentirita”, “piccola bugia”, cioè come un qualcosa che sì, si può anche fare, ma che andrebbe fatta diversamente. Proprio così infatti, cominciarono a chiamarlo a Miami gli esuli cubani, scappati dall’isola agli inizi degli anni ’60 perché in sprezzante disaccordo con la nuova politica di Castro non più filoamericana ma fatta di nazionalizzazioni ed espropri, e che, con l’embargo, in suolo straniero erano privati del distillato nazionale.

proibizionismo americanoIn verità però, si sa ormai con certezza, che anche se il termine “Cuba Libre” appaia già nell’isola a fine ‘800, non è assolutamente scontato che questo indicasse una miscela a base di Coca-Cola. Difatti, la ricetta del drink come la conosciamo oggi, non è rintracciabile a Cuba in nessun libro sulla miscelazione fino agli anni ’50 del novecento; ciò risulta strano se si pensa a qualcosa di già abitualmente consumato. Ultimamente quindi, si sta avvalorando la tesi che il nome “Cuba Libre”, fermo restando il significato a cui si riferisce, venne associato al cocktail anni dopo, durante il proibizionismo americano degli anni ’20 e ‘30, quando, orde di turisti statunitensi assetati, si riversarono nei tanti cocktail bar sorti all’Havana portando con loro l’usanza di bere rum miscelato con Coca-Cola e lime che chiamavano, come testimoniano alcuni ricettari dell’epoca, “Carioca Cooler”. Nell’isola poi, preparato con rum cubano e in onore a quell’antica alleanza che, anni prima, aveva condotto a braccetto i due popoli fino alla liberazione, cominciarono a battezzarlo per l’appunto “Cuba Libre”.

cuba libreCome tutte le ricette storiche di cocktail provenienti da quella particolare parte del mondo dunque, anche il Cuba Libre di cui abbiamo parlato, ha origini ambigue e radici velate nella leggenda. Non c’è una verità assoluta, ma, da ora in poi, mi piacerebbe pensare che, sia se siate in qualche spiaggia caraibica, tra le discoteche cittadine, in qualche pub di periferia o al bar sotto casa, la prossima volta che ne ordinate uno, lo pensiate come quel drink, tanto semplice da preparare quanto ricco di storia, che riuscì a mettere d’accordo Stati Uniti e Cuba già più di cent’anni fa.

CUBA LIBRE: Ricetta e Preparazione – Varianti
Ingredienti:
  • 5 cl Rum chiaro (preferibilmente cubano)
  • 12 cl Coca-Cola
  • 1 cl Succo di lime fresco

Decorazione: Fetta di lime

Preparazione: Versare gli ingredienti in un bicchiere highball (tumbler alto) con ghiaccio. Maneggiare velocemente con un bar spoon (cucchiaio da bar a manico lungo) dal basso verso l’alto. Guarnire con una fetta di lime e cannucce.

Varianti: nell’isola di Cuba non è raro vederlo preparare con l’aggiunta di qualche goccia di Angostura Bitter per smorzare leggermente il dolciastro della Cola. Qualcuno poi è proto a giurare che l’ingrediente ha sempre fatto parte della ricetta originale. In Italia invece, c’è chi lo prepara nella versione pestata. Si pone, nel fondo dello stesso bicchiere, mezzo lime spaccato in quattro, un cucchiaino di zucchero di canna grezzo e si pesta il tutto con un muddler (pestello), a questo punto si aggiunge il ghiaccio e poche gocce di Angostura Bitter, il Rum, la Cola e si maneggia. A partire dagli anni ’80 poi, con il nome di “Cubotto”, cominciò a farsi largo la variante che prevedeva di sostituire la Coca-Cola con una bevanda gassata tutta di casa nostra, il Chinotto. Il nome del drink nasceva appunto dall’unione dei due termini: Cuba Libre e Chinotto. Personalmente preferisco questa versione nella variante pestata del drink perché il Chinotto, più amaro della Coca-Cola, a mio parere, bilancia al meglio l’aggiunta di lime e zucchero.

Riccardo Ceccarelli

Written by 

Diplomato Alberghiero ha da sempre fatto del bancone bar il proprio palcoscenico coinvolgendo i suoi clienti come il più appassionato degli attori. Barman classico, formatosi nell'A.I.B.E.S. (Associazione Italiana Barman e Sostenitori), socio A.N.A.G. (Associazione Nazionale Assaggiatori Grappa), continua costantemente a studiare e aggiornarsi girando il mondo sulle tracce di drink e distillati. Ha fatto di alcol e cocktail uno stile di vita, un vero e proprio biglietto da visita della sua peculiare personalità. Oggi barman presso il "909 Caffè" di Castiglione del Lago (PG). E-mail ri78pg@libero.it

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