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Gli Sfratti di Pitigliano ricetta e storia di questo particolare dolce ebraico

Gli Sfratti di Pitigliano ricetta e storia di questo particolare dolce ebraico

La scorsa settimana ho fatto un viaggio nella Maremma Toscana e oltre ad aver conosciuto persone meravigliose e visitato posti bellissimi, ho approfittato per chiedere agli abitanti del posto di raccontarmi le storie legate ai piatti tipici della loro zona.

Tra tutte quelle che ho sentito la storia che mi ha colpito di più è l’origine di questo dolce chiamato Sfratto, tipico della bellissima Pitigliano, città di origine etrusca costruita sul tufo.

Per raccontare questo dolce dobbiamo tornare indietro nel tempo e partire dall’ origine della città che, secondo la leggenda, fu fondata da Petilio e Ciliano ladroni romani che dopo aver rubato la corona di Giove Statore a Roma si rifugiarono nelle necropoli rupestri sotto Pitigliano e sottomisero gli etruschi chiamando appunto la città Pitigliano.

La città nel corso degli anni passò sotto il dominio degli Aldobranzeschi e poi degli Orsini grazie al matrimonio, nel 1293, tra Anastrasia Aldobranzeschi e Romano Orsini.

Gli Orsini la governarono per secoli, dando rifugio agli ebrei e difendendola dai tentativi di sottomissione di Siena e Orvieto.

Successivamente però nel 1574 Nicolò IV Orsini cedette la città ai Medici e quando nel XVII secolo la città fu annessa nel Ducato di Toscana, il Granduca di Toscana Cosimo II de’ Medici emanò un editto in cui sfrattava tutti gli ebrei dalle loro case e veniva ordinato loro di andare ad abitare nel Ghetto di Pitigliano.

Così gli ebrei si inventarono questo dolce come copertura, per non fare capire ai bambini che stavano per essere cacciati dalle loro case.

Le madri raccontavano loro che quello era un giorno di festa con tanto di dolce e quando sentivano sbattere alla porta sarebbero dovuti uscite tutti in strada.

La forma a bastone che ha questo dolce, simboleggia appunto i badili usati dai pitiglianesi per sbattere alle porte delle famiglie ebree nel momento dello sfratto.

Questi dolci a base di noci e miele sono diventati parte integrante della cultura di Pitigliano e della vicina Sorano e si consumano abitualmente sotto il periodo natalizio ma pochi ormai sanno che la loro origine è in realtà ebraica.

Ecco la ricetta degli Sfratti di Pitigliano:

Ingredienti

400 g di farina
200 g di zucchero
150 ml di vino bianco secco
40 ml di olio extra vergine di oliva
340 g di miele
1/2 cucchiaino di cannella in polvere
2 chiodi di garofano tritati e ridotti in polvere
1/4 cucchiaino di pepe nero in polvere
Noce moscata grattata
Scorza di 1 arancia non trattata
450 g di noci tritate

Procedimento

Iniziate preparando l’impasto per la sfoglia che ricoprirà il ripieno di noci e miele degli sfratti. Versate la farina e lo zucchero su una spianatoia e aggiungete gradualmente il vino bianco e l’olio fino a formare un impasto consistente e omogeneo. Impastate per 5 minuti, poi avvolgetelo nella pellicola e fatelo riposare in frigo.

Preparate ora il ripieno. Versate il miele in un pentolino e portatelo a ebollizione a fuoco medio. Fatelo sobbollire per 3 minuti, poi aggiungete le spezie, la scorza d’arancia e le noci tritate e mescolate a fuoco medio basso per 5 minuti. Rimuovete il pentolino dal fuoco e continuate a mescolare finché non riuscirete facilmente a maneggiare il ripieno.

Suddividete il ripieno in 6 parti uguali e con l’aiuto di pochissima farina formate dei bastoncini lunghi e stretti.

Tirate fuori l’impasto dell’esterno dal frigo, suddividetelo in 6 parti uguali e con l’aiuto di un matterello e di pochissima farina stendetelo a formare delle strisce che possano avvolgere i bastoncini di noci e miele.

Avvolgete ogni bastoncino con la striscia di sfoglia, richiudete bene le estremità e fatelo rotolare su se stesso fino anche l’impasto esterno non avrà ben sigillato l’interno.

Sistemateli su una teglia foderata di carta da forno con la chiusura sul fondo.

Scaldate il forno a 190°C e cuocete gli sfratti per circa 20 minuti, fino a che non cominceranno appena a colorarsi.

Avvolgeteli nella carta stagnola e attendete fino a che non sono completamente freddi per tagliarli in losanghe.

Tagliateli solo prima di servirli, magari con un bicchierino di vinsanto o di vino dolce.

Si conservano per diverse settimane e sono addirittura meglio quando è passato qualche giorno.

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Responsabile di Redazione. Dottoressa in Scienze della Comunicazione, Sommelier già all’età di 18 anni, diplomata all’Istituto Alberghiero di Assisi, Segretario dell’Associazione “A tavola con Bacco”. Ha collaborato alla riuscita, curandone l’Organizzazione, di eventi a carattere Nazionale organizzati a Perugia negli scorsi anni quali Cocktail Show, Acquavite Italia, il Campionato Italiano Barman Professionisti e Under 21. Seleziona gli articoli che arrivano in Redazione e coordina le attività dei collaboratori.

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