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La magia del Whisky scozzese

La magia del Whisky scozzese

Immaginate di essere in Scozia, mentre ammirate un suggestivo tramonto, sotto un cielo rosso porpora dai riflessi dorati, con gli uccelli che annunciano con i loro ultimi richiami la sera ormai prossima, volando bassi sopra le acque di un calmo lago.

Poco lontano, un uomo assapora il suo distillato, mentre nel suo camino sfavilla il fuoco caldo della legna ridotta quasi a sola brace, che con uno sfrigolio esplode in mille scintille.

L’uomo posa il bicchiere sul tavolo osservando la sua collezione di whisky disposta ordinata a lato del camino: malti pregiati delle Islay dal retrogusto torbato, di Campbeltown, rari e sofisticati, un elegante Lowland ed i nobili e fruttati generosi Highland, a fianco agli introvabili Single Cask, malti creati con una sola cassa di whisky invecchiato.

Questa è la “magia” del whisky scozzese, distillato di origini antichissime, uisge beatha  (acqua di vita), che ha letteralmente “stregato” la regina Vittoria che lo propose in Inghilterra nel XIX secolo, a causa di una epidemia “Philoxera Vastatis” che privò la nobiltà londinese del sempre eccellente cognac e dei vini francesi.

Per creare un whisky scozzese servono acqua purissima, orzo maltato, torba… e l’esperienza di centinaia di anni.

L’orzo migliore viene messo a bagno in acqua per farlo germinare e poi, dopo averlo messo ad asciugare in idonee stanze, dell’aria calda attraversa la torba seccando i chicchi di orzo maltati. Poi, dopo averli macinati e mescolati ad acqua calda, la miscela così ottenuta si fa fermentare e poi si distilla. Il purissimo liquido viene messo nelle migliori botti per l’invecchiamento e imbottigliato dopo apposita analisi da parte degli esperti maestri distillatori.

Di Scotch ne esistono molti tipi: i più conosciuti sono i Single Malt, whisky creati da un’unica distilleria con distillati che invecchiano in botti di diverse annate. Sull’etichetta verrà sempre riportato l’anno del whisky più giovane, anche se per creare la bottiglia ne hanno usato solo un 5%.

Ricordatevi… un distillato non invecchia in bottiglia, ma l’età è determinata dalla data di imbottigliamento.

I colori vanno dal dorato chiaro all’ambrato o ramato scuro, in base all’età del distillato, dal legno usato per le botti, dalla quantità e tipo di acqua che viene utilizzata per portare il distillato alla gradazione alcolica di consumo.

Si usa degustare lo Scotch in tambler larghi trasparenti anche se é meglio farlo in piccoli calici a tulipano a stelo corto con bordo rivolto all’esterno.

Vi svelo un segreto: in Scozia si “pasteggia” a whisky come noi facciamo con il vino, e si aggiunge al distillato qualche goccia di acqua fresca, non ghiaccio, per far si che possa regalare i suoi pregiati profumi. Se avete l’accortezza di ripetete questa operazione durante il pasto a ogni cambio di portata gastronomica, avrete la sorpresa di degustare sempre un whisky diverso, più leggero e più amabile.

Parola di Highlander!

Ennio Baccianella

Written by 

Giornalista, Sommelier, Relatore e Tecnico Assaggiatore di grappa e acquaviti, è Socio Fondatore e Presidente dell’Associazione “A tavola con Bacco”. Esperto di vino e distillati e in particolare del loro abbinamento con i cibi, é stato responsabile dell’ufficio stampa dell’AIS Umbria fino al 2010. E’ stato Presidente dell’Associazione Regionale ANAG dell’Umbria dal 2005 al 2013.

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