In libreria dal 13 febbraio e già disponibile on line il nuovo libro di Cinzia Scaffidi
Un nuovo volume della collana Manuali Slow di Slow Food Editore:
per conoscere le api, difendere il loro mondo ripensando il nostro rapporto con la natura,
imparare a scegliere il miele e ad apprezzarne gusto e benefici
La presentazione in anteprima martedì 12 febbraio alle 18,30
Sala Punt e Mes di Eataly Lingotto, Torino
L’autrice dialoga con Silvio Greco, docente di Produzioni animali presso l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, e Mauro Pizzato, responsabile del progetto miele di Slow Food
35 milioni di anni ogni 10% di aumento della superficie coltivata. È questo il tempo che l’agricoltura industriale sottrae alle api in termini di storia evolutiva delle specie. A dirlo è il team di ricerca di Heather Grab della Cornell University, USA, in uno studio pubblicato dalla rivista Science (sciencemag.org, 18 gennaio 2019). Secondo le evidenze dei dati raccolti in dieci anni di osservazione nei grandi meleti dello Stato di New York, il numero di specie appartenenti al genere Apis è in costante diminuzione e da un punto di vista morfologico gli esemplari sono sempre più simili. Gravi sono le conseguenze non solo per le popolazioni di api, ma anche per le colture stesse, che presentano frutti malformati e dimensioni ridotte.
Questo è solo il più recente bollettino che il mondo della ricerca ha lanciato per avvisarci che un servizievole insetto a noi molto vicino è in costante pericolo. Ma quanto sappiamo in realtà delle api? E siamo sicuri di conoscere tutti i modi in cui può presentarsi quel prodotto che siamo abituati a chiamare genericamente miele? E cosa dire dei benefici di polline, pappa reale e propoli?
La storia della riscossa culturale di questo mondo comincia negli anni Novanta, quando gli apicoltori si coalizzarono per raccontare alle persone che i mieli sono tanti, di tanti colori e di tanti sapori; che sono fatti dalle api; che evolvono nel tempo, alcuni cristallizzando di più o di meno, o niente affatto.
Nell’era dell’apicoltura urbana ci viene incontro l’ultimo libro scritto da Cinzia Scaffidi per Slow Food Editore, Il mondo delle api e del miele, in libreria a partire dal 13 febbraio e già disponibilenello store on line.
A guidare il lettore è una simpatica Apis mellifera che pagina dopo pagina interpella apicoltori stanziali e nomadi, entomologi, biologi, e agronomi per farsi raccontare tutto sull’affascinante mondo delle api e dei loro prodotti.
Dalle caratteristiche organolettiche e nutrizionali alla guida ai principali mieli italiani; la lettura dell’etichetta e i consigli per sceglierlo “a occhio”; fino a, perché no, qualche consiglio per chi voglia avviare la produzione.
Completa il volume un’ampia sezione dedicata alla degustazione dei mieli e all’interpretazione in cucina con le ricette d’autore delle cuoche e dei cuochi di Osterie d’Italia e, tra gli altri, degli chef Vittorio Fusari e Niko Romito, e della pasticciera Martina Tribioli.
Il fenomeno miele in Italia è tutt’altro che marginale, come dimostrano i numeri del settore e la lungimiranza delle normative sulla produzione e la sicurezza alimentare. Il libro riporta anche case history di altri Paesi, il benessere delle api e quali sono invece i loro nemici, come alcune molecole utilizzate nei campi, i cambiamenti climatici e, più in generale, un certo modo di intendere la produzione agricola.Una lettura piacevole per un manuale scientificamente rigoroso, ma pensato per il grande pubblico. Un dialogo continuo che l’Ape Narrante intesse con sei esperti: Paolo Fontana entomologo e apicoltore, attualmente presidente di World Biodiversity Association onlus; Diego Pagani, apicoltore biologico e presidente Conapi; Francesco Panella, apicoltore nomade tra i promotori della coalizione per un’agricoltura senza insetticidi sistemici, presidente dell’associazione Bee Life; Andrea Paternoster, apicoltore che, con i suoi 1200 alveari, produce un’ampia gamma di mieli; Lucia Piana, biologa, che ha fondato un laboratorio di analisi specializzato in miele ed è tra i fondatori dell’associazione Ambasciatori dei Mieli per la promozione del miele e della cultura apistica; Claudio Porrini, dottore in Agraria in forze all’Università di Bologna, ha effettuato ricerche all’avanguardia in un settore che fino a qualche tempo fa pochi prendevano in considerazione.
Presentazioni, l’Apis mellifera
Ciao, sono un’ape.
No! Fermi! Non cominciate ad agitarvi, non arrotolate il giornale per darmelo in testa, non agitate le braccia in quel modo, non gridate. Soprattutto, per favore: non gridate che c’è una vespa.
Non sono qui per pungervi. Sono qui per dirvi quello che volete sapere, su di me, sul miele che la mia famiglia produce, e mica solo miele… anche pappa reale, polline, cera, propoli, per non dire del veleno! La nostra, come usa dire oggi, è un’azienda multifunzionale.
Ultimamente abbiamo aggiunto anche le attività didattiche, ed è stata una buona idea, ci sono sempre più umani che vogliono sapere di noi e del nostro lavoro.
Cibo e salute
Il miele ha accompagnato tutta la storia dell’umanità da quando i nostri progenitori scimmie andavano a cacciare il miele delle api selvatiche; per questo il suo uso si è caricato, nei millenni, di significati magici, rituali, terapeutici, che superano gli effetti che possiamo oggi spiegare sulla base delle evidenze scientifiche… È un prodotto altamente energetico, ricco di fruttosio, zucchero dai molteplici benefici, ha una funzione antibatterica e proprietà antiossidanti.
Lucia Piana
I nemici delle api
Rispetto ai neonicotinoidi deve cambiare non solo il nostro modo di fare agricoltura, ma anche il nostro modo di concepire la ricerca. Non ha più senso orientarla in ambito tossicologico verso la valutazione di una singola molecola: è un approccio oggi inutile, fuori tempo massimo, perché quando un’ape esce da un alveare e copre un tragitto di un chilometro e mezzo non incontra solo i residui di un singolo contaminante, ma si sottopone a un cocktail di sostanze il cui effetto sinergico non viene studiato.
Claudio Porrini
Il benessere animale
L’Italia ha fatto e continua a fare scuola nel mondo su che cosa significa fare apicoltura, dunque miele di qualità. È riuscita a ottenere normative particolarmente attente alle esigenze sia delle api sia dei consumatori. Un’azienda di medie dimensioni negli Usa ha 10.000 alveari, che vengono utilizzati come fossero macchinari da impollinazione. Il miele non è la principale fonte di reddito degli apicoltori nordamericani, i quali guadagnano di più con l’impollinazione, prevalentemente dei mandorleti della California. Si tratta di monocolture intensive, le api saranno sterminate perché i trattamenti vengono fatti a fiore aperto, fatto che in Italia, proprio a protezione degli insetti, è vietato. Quindi miele non ne producono perché le api muoiono.
Diego Pagani
Le nuove tendenze
A ridosso delle zone urbane le condizioni sono spesso favorevoli. È facile che ci siano fonti d’acqua, elemento fondamentale per le api, le monocolture sono lontane, ci sono spesso alberi che non vengono trattati sia perché non devono fare reddito sia perché il divieto di usare prodotti chimici sul verde pubblico, che entrerà in vigore nel 2020, è stato spesso anticipato. In città ci sono, paradossalmente, più fiori: nelle aiuole, sui balconi o nei giardini dei palazzi, nei viali alberati. Intendo fiori veri, non come quelli che ormai ci sono in tanta campagna che sono spesso senza nettare: accade per la colza, per il girasole e per tante altre colture da reddito i cui ibridi più “moderni” tendono ad avere fiori sempre meno interessanti per le api.
Francesco Panella
I consigli per chi comincia
Il primo consiglio è di scegliere un tipo di ape che sia ben ambientata sul territorio. In Italia abbiamo questa meraviglia di ape mellifera, con le sue sottospecie. Non cercate di fare i fenomeni. Le api che si sono ben adattate a una zona sono anche quelle che vi creeranno meno problemi, e voi non li creerete a loro.
Paolo Fontana
Con circa 150 alveari una persona riesce a ottenere un reddito che gli consenta di non dover cercare altri lavori; per quanto riguarda il rapporto alveari-uomo, direi che si aggira intorno ai 300 se si fa nomadismo, un po’ di più se ci si occupa solo di apicoltura stanziale.
Andrea Paternoster
