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La Cucina di San Pietro al Pettine dice Stop al menù degustazione

La Cucina di San Pietro al Pettine dice Stop al menù degustazione
La Cucina di San Pietro a Pettine a Trevi nasce un menù libero, senza distinzioni tra antipasti, primi e secondi

La Cucina di San Pietro a Pettine presenta un nuovo capitolo della propria identità gastronomica. Un cambiamento netto, consapevole, che parte da una decisione chiara: l’eliminazione del menù degustazione e la nascita di una proposta libera, senza gerarchie tra antipasti, primi e secondi.

«È il menù più sincero che abbiamo mai creato. Dico “abbiamo” perché non sarebbe onesto affermare che sia solo mio: è una formula frutto dei consigli, più o meno determinanti, di tutto lo staff», spiega la chef Alice Caporicci.

La scelta di abbandonare la degustazione non nasce da un gesto provocatorio o da una posizione ideologica. È piuttosto il risultato di una riflessione personale sul linguaggio della cucina e sul modo più autentico di esprimersi.

«La degustazione è un mezzo di espressione, è un linguaggio. Come uno scrittore sceglie se scrivere un romanzo epistolare, una raccolta di racconti o un romanzo breve, così uno chef sceglie il proprio stile. In questo momento sento che la degustazione non mi appartiene come metodo espressivo.»

Al centro della riflessione anche il ruolo del cliente. Nel tempo, quasi impercettibilmente, la sua figura rischiava di perdere centralità, mentre l’attenzione si spostava verso la critica, la figura dello chef, l’esercizio di stile. Una cucina che, se estrapolata dal proprio contesto, poteva diventare complessa, da comprendere più che da vivere.

«Con la leggerezza e la tranquillità di chi ha capito di essere abbastanza grande da potersi permettere quella libertà reale, derivata dall’accettazione di sé senza “ma”, ho scelto di fare esattamente quello che sento.»

Tre i compromessi che la chef dichiara di aver accettato: il contesto, che in questi luoghi si fa sentire con voce profonda e autorevole; i clienti e i loro gusti; il lavoro, perché la cucina resta un mestiere e deve mantenere saldo uno scopo senza perdere efficacia narrativa.

Il risultato è un menù libero da incastri rigidi, leggermente caotico, a tratti estemporaneo. Pieno, veloce. Caldo. «Spero accogliente.»

Una proposta che dialoga con un patrimonio che affonda le radici nel Cinquecento, reinterpretato con sincerità contemporanea. La Cucina di San Pietro a Pettine sceglie così una direzione chiara: meno costruzione, più verità.

Una visione che si intreccia con una consapevolezza profonda della propria creatività. «Ci sono persone la cui creatività dura costante per lunghi lassi di tempo, e altre in cui si manifesta con la rapidità di un istante. Io sono di quelli da un momento.»

“La Cucina” di San Pietro a Pettine 

La Cucina di San Pietro a Pettine fonda la propria identità su una cucina profondamente legata al territorio e orientata a un concetto di sostenibilità ampio e concreto: sostenibilità umana, contrattuale, economica, ambientale e produttiva. I piatti nascono da ricerca e studio, rispettano la regionalità e integrano tecniche di trasformazione contemporanee, dietro la mente di una giovane chef, che ha girato le cucine del mondo prima di tornare a casa, Alice Caporicci.

Il giardino aromatico, le tartufaie, l’uliveto e il bosco forniscono erbe spontanee, aromi, frutti e verdure che spesso determinano l’identità dei piatti. Una cucina dai sapori netti e riconoscibili, in cui il contesto – visibile attraverso la grande vetrata della sala principale – diventa parte integrante del racconto gastronomico.

La selezione di fornitori regionali, aziende etiche e collaboratori locali alimenta un approccio circolare: le potature di querce e ulivi sono utilizzate per il braciere, mentre gli scarti del tartufo contribuiscono alla micorizzazione delle tartufaie. Olio e conserve prodotte in collaborazione con l’azienda di famiglia sono disponibili per la vendita diretta in ristorante.

La sala si distingue per un servizio giovane, competente e misurato, capitanato da Federico Foschi, Restaurant Manager e Sommelier, capace di accompagnare l’ospite con attenzione e modernità. Un riconoscimento che trova conferma nell’inserimento del ristorante nella guida Noi di Sala.

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