Tre aree, tre uve, tre vigneti, tre vini che si connotano per l’esclusività, intesa come consapevolezza di poter vinificare ogni anno una materia prima unica e ad ogni vendemmia particolare. Vini sensibili alle variabili naturali, che incidono sul loro carattere, ma che consentono di coglierne le differenze legate all’annata pur rimanendo fedeli a sé stessi.
«Per noi è importante applicare la stessa attenzione e filosofia produttiva delle grandi denominazioni anche ad altre denominazioni classiche del territorio come il Dolcetto d’Alba, il Barbera d’Alba o il Nebbiolo d’Alba – spiega Giovanni Minetti, AD di Tenuta Carretta -. Per questi vini Tenuta Carretta ha deciso di completare l’azione di identificazione e, se vogliamo, di nobilitazione. Innanzitutto, il nome del vigneto identifica parcelle che hanno qualità e coerenza sufficienti per essere vinificate singolarmente, elevando la vigna a paradigma dell’identità; in secondo luogo, perché crediamo profondamente nella potenzialità di quella stessa identità che, se rispettata e ben espressa in bottiglia (la corrispondenza è biunivoca), può diventare un elemento di unicità distintiva, ovvero un fattore altamente nobilitante».
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Da quest’anno in poi questi tre vini vedranno le nuove annate sul mercato tutte nella tipologia Superiore. «Crediamo che sia giusto mettere in vendita i vini nel loro momento migliore – continua Minetti -, in modo che siano pronti al consumo; questo ci porta ad essere intransigenti nell’aspettare il tempo necessario per i vini di evolvere, uscendo qualche mese dopo le “release” consuete e prendendoci l’onere di affinare alcuni mesi in più i prodotti. È sempre stato il nostro modo di produrre vino ed era quindi solo questione di prendere il ritmo giusto, per far entrare il prodotto sul mercato nel rispetto dei tempi di ciascuno».
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