Un territorio può essere rinomato per una serie di motivi: ad esempio per la bellezza del paesaggio, la simpatia della gente, la ricchezza delle tradizioni agricole. Tutte queste cose le ha anche il Vùlture, regione montuosa e collinare nel nord ovest della Basilicata. E allora perché è così poco noto? Non basta aver dato i natali al grandissimo poeta latino Quinto Orazio Flacco? Il vino rosso Aglianico del Vùlture, alla ribalta in questi ultimi anni, non fa abbastanza da traino?
La serata del 22 settembre scorso, in pieno centro a Milano, veniva incontro anche a questa esigenza: far apprezzare i prodotti e i valori di una terra che merita di essere meglio conosciuta da turisti e buongustai. Alla presentazione del Vù, olio extra vergine di oliva DOP del Vùlture, insieme ad una piccola folla di giornalisti e di curiosi, abbiamo ascoltato Giuseppe Masturzo, Presidente dei Frantoiani del Vulture e di Federolio, la Federazione Nazionale del Commercio Oleario. Ma c’erano anche altri personaggi di grosso calibro come Luigi Caricato, giornalista e oleologo, e Moreno Cedroni, chef de “La Madonnina del pescatore “ di Senigallia.
Abbiamo così imparato che alle falde del monte Vùlture (un vulcano inattivo) si trova un territorio collinare in cui in cui non solo l’olivicultura rappresenta un lascito perpetuo, ma anche la coltivazione della vite ha il suo terroir d’eccelenza, come il recente successo dell’Aglianico dimostra. Il poeta di Venosa, Orazio, nei suoi versi accennava agli ulivi e all’olio della sua terra, e mancavano pochi anni alla nascita di Cristo: quando parliamo di tradizione millenaria, allora, è un dato di fatto e non un artificio retorico.
Anche perché alcune “sane abitudini” tramandate per più di venti secoli, come la potatura e la raccolta esclusivamente manuale, vanno ad elevare gli standard qualitativi del prodotto finale. Il quale, quando viene degustato da un esperto come Luigi Caricato, dà il seguente esito: l’olio Vù è di un giallo dorato con tendenza al verdolino, il profumo è di media intensità con note erbacee ed un accenno di mandorla come retrogusto, ed infine l’impatto al palato è morbido, davvero armonico nelle sue note gentili di amaro e piccante. L’olivaggio è dato al 60% dalla Ogliarola del Vùlture, e per la parte restante da una serie di dieci tipologie olivicole, sia locali sia provenienti dalle regioni limitrofe. Il disciplinare di produzione imposto dal marchio DOP regola tutte le fasi, ossia coltivazione, raccolta, spremitura e stoccaggio, in modo da conservare nel tempo le caratteristiche organolettiche dell’ “oro liquido” e passare di generazione in generazione il sapere contadino che ci sta dietro.
Che è il valore più prezioso, come raccontato in esclusiva ad “EventiDOP” dal Presidente di Federolio, Giuseppe Masturzo. “I Frantoiani del Vùlture costituiscono una realtà associativa da poco tempo. Se guardiamo alla lunga e venerabile storia della nostra agricoltura, verrebbe da dire che arriviamo in ritardo: ammettiamolo pure, ma almeno il tempo ci è servito a fare le cose per bene. Difatti, il nostro disciplinare non è un semplice copia-e-incolla, di quelli che a volte si vedono in giro, ma impone una serie di adempimenti di assoluta rilevanza, a tutela dei consumatori e perché no, anche di coloro che vogliono un olio di qualità non comune.
Quali sono gli obiettivi principali dei “Frantoiani del Vùlture”?
Uscire dall’anonimato, anzitutto. La nostra terra dà dei frutti eccezionali, ma se nessuno li conosce a che serve? Dobbiamo, meglio di quanto fatto sinora, valorizzare quello che siamo e che sappiamo fare. Per questo abbiamo deciso di puntare sulla qualità e di curare sia la produzione sia l’immagine: basta guardare la raffinatezza della bottiglia e della confezione, che servono a posizionare l’olio Vù sui gradini più alti, all’interno della segmentazione del mercato.
Dal punto di vista strettamente commerciale, come pensate di muovervi?
Partiremo dall e-commerce, che consente un rapporto diretto con il consumatore ed una illustrazione molto efficace delle qualità specifiche del prodotto. Poi passeremo al canale commerciale tradizionale, ma solo quello di fascia elevata, tralasciando per il momento la Grande Distribuzione Organizzata. Quanto all’estero, posso già dire che nel 2016 l’olio Vù sarà pubblicizzato anche nel Regno Unito, per cui abbiamo un progetto quasi pronto. Ci aspettano diverse sfide, insomma.
La più immediata di tutte le sfide, tuttavia, è affrontare il giudizio di chi cucina. La presenza, questa sera, di uno chef con due stelle Michelin magari significa proprio questo: i “Frantoiani” ci credono e sono pronti a tutto, anche a farsi criticare da un artista famoso come Moreno Cedroni. Che invece sembra molto ben disposto nei confornti dell’olio Vù, come risulta dall’intervista concessa a “EventiDOP”.
In generale, come è usato dallo chef un olio così particolare?
Quest’olio lucano mi ricorda un po’ l’extra vergine ricavato dalla varietà di oliva Raggia, tipica delle terre marchigiane ove son nato. Nel senso che dà prova di grande equilibrio, non è invadente ed è amico degli chef: non copre gli altri sapori. Proprio per queste sue caratteristiche, è ideale sia sul crudo sia sul cotto.
Ci sono dei piatti che sono impensabili senza un olio di qualità?
Io la vedrei da un altro punto di vista, e direi che è la cucina italiana ad essere impensabile senza l’olio extra vergine di oliva. Ma di qualità, come lei ha detto: è quello che vado raccontando in giro presso le varie scuole di cucina, e anche durante gli show-cooking come questo. Il messaggio è semplice: non risparmiate sull’olio, spendete tre euro in più ma comprate un alimento sano, che valga la pena di sentire in bocca. Quando assaggerà il puré di patate che sto preparando questa sera, basato sull’olio Vù invece che sul solito burro, capirà subito senza tante spiegazioni.
Un olio come questo va bene anche per friggere?
Quello del Vùlture sì, proprio per la sua finezza, ma in genere si adopera l’extra vergine quando si vuole che il condimento lasci la sua impronta gustativa sul preparato. Se si opta per una maggiore neutralità, vanno benissimo anche quello di arachidi e di girasole.
Dobbiamo ringraziare di cuore il personaggio Cedroni, che è riuscito ad animare la serata con maestria e leggerezza, oltre che con un pizzico d’ ironia. Uno chef non solo capace, insomma, ma pure simpatico e solare. Non sappiamo se si possa dire, in buon italiano, che anche l’olio DOP Vù è simpatico e solare, ma crediamo fermamente che il mercato agroalimentare abbia bisogno di prodotti fatti così.
