“Si parte dai knödel, e se ne leggono le varietà: di lardo, al formaggio, di fegato, di spinaci e di prugne. Si prosegue con le minestre d’orzo e di riso e patate (di tipica ascendenza sud-tirolese) e si arriva alle lesagnetes, ai gnoche de ciadin, ai casunziei, con le barbabietole rosse o le erbe di primavera, spinaci e erba cipollina, ai tirtl, ripieni di crauti o spinaci. Il tubero forte, tale da sostituire il pane, è la patata.Superfluo, ci pare, l’elenco dei suoi usi: dalle minestre al gusto di mangiarla fritta, o mescolata con la pasta dei tortini.
Rachele Padova coglie l’occasione per raccontare che, durante la grande guerra, i tedeschi e i nativi guardavano stupefatti i prigionieri russi affamati mangiare grandi pentoloni di funghi. I nativi aspettavano ansiosi gli effetti del veleno, che non arrivavano mai. I russi quindi conoscevano le infinite varietà di funghi prima dei tedeschi e dei cortinesi. Nel bosco si coglievano le pigne del pino cembro, i cui pinoli sono saporitissimi, il mirtillo e l’uva pomela, e altre delizie. Oggi con questi frutti si fanno confetture su scala industriale e si distillano liquori profumati.
All’inizio del secolo, prima dell’avvento del turismo, forse a Cortina circolavano meno denari, e vi si facevano affari da pochi soldi e i nativi vivevano comunitariamente, nel rispetto dei propri costumi. La tradizione dell’onestà era proverbiale, e veniva coltivata e difesa silenziosamente…”
