Fino ad oggi la produzione dell’uva da vino era regolamentata dal “Diritto di impianto e reimpianto” che come le “quote latte” era lo strumento per il contenimento dell’offerta. Questo diritto non era strettamente legato al terreno o al territorio, e poteva essere commercializzato spesso a discapito dei produttori più deboli, i quali, cedevano i loro diritti dietro un discreto corrispettivo ai produttori che ne facevano richiesta.
Di fatto la fine di questo diritto è fissato per il 31 dicembre 2015 e dal 2016 si parlerà di “Autorizzazione all’impianto”. Ogni anno gli stati membri potranno concedere autorizzazioni gratuite per impiantare nuovi vigneti per un massimo dell’1% sul totale dei vigneti già esistenti, al fine di tutelare la qualità ed evitare la svalutazione dei nostri prodotti.
Dal 1° gennaio 2016 chi vorrà impiantare il nuovo vigneto non dovrà comprarlo da chi “espianta” ma dovrà richiederlo gratuitamente e quest’autorizzazione, a differenza di prima, è legata al terreno e di conseguenza al territorio.
Per la conversione da “Diritti d’impianto” ad “Autorizzazione all’impianto” ci sarà tempo fino al 2020 mentre la commercializzazione cesserà definitivamente nel 2015. In questi mesi si sta assistendo ad una vera e propria speculazione; i diritti che fino a qualche anno fa venivano venduti 2.500-3.000 euro ad ettaro adesso raggiungono quotazioni che superano i 12.000 euro ad ettaro. Chi decide di espiantare per impiantare un nuovo vigneto potrà richiedere l’autorizzazione al reimpianto anticipato di 4 anni rispetto all’espianto, per permettere all’agricoltore di avere una certa continuità di produzione.
Non poche perplessità arrivano dagli operatori del settore, perché questo nuovo sistema pone dei limiti al naturale sviluppo di alcuni settori, ad esempio il Prosecco, che aveva spostato 4000 ettari di diritti a suo favore per soddisfare le esigenze di mercato. Si teme anche per la resa di alcuni terreni in alcune zone d’Italia inferiori ad altri e questo potrebbe causare una produzione inferiore a quella stimata.
Il Presidente dell’Unione Italia Vini Domenico Zonin, si ritiene soddisfatto della decisione del nostro Ministro delle Politiche Agricole di aver concesso la proroga di 4 anni per la conversione, e di aver ottenuto il trasferimento su tutto il territorio dei diritti già esistenti entro e non oltre il 31 dicembre 2015. Visto le quotazioni questo potrebbe essere una grande occasione per quei produttori che avevano deciso di vendere.
In conclusione il nuovo sistema lega la produzione al territorio cercando di regolamentare la domanda con l’offerta. Dovremmo attendere i prossimi anni per capirne l’effetto sul mercato.
Rosanna Campanella
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