Questa settimana parliamo di Giuseppe Arcimboldo, pittore italiano , noto per le famose “ Teste Composte”, ritratti grotteschi eseguiti combinando, oggetti o cibi, collegati metaforicamente al soggetto rappresentato.
Alcuni dei suoi dipinti hanno la peculiarità di cambiare a seconda del verso in cui si osservano, come per esempio “L’ortolano” che guardato a testa sotto diventa “Ortaggi in una ciotola”.
Nato a Milano nel 1526 e figlio d’arte, studiò presso la bottega del padre Biagio, celebre pittore presso la Veneranda Fabbrica del Duomo, ente che provvede ancora oggi alla valorizzazione ed al restauro del bellissimo Duomo di Milano. Nel 1549 si occupò dei cartoni delle vetrate del Duomo, nel 1556 lavorò al Duomo di Monza per un affresco in collaborazione con Giuseppe Meda e nel 1558 realizzò un cartone per un arazzo per il Duomo di Como. Nel 1562 la svolta artistica, la partenza per Vienna presso la corte di Massimiliano II d’Asburgo, dove conseguì la nomina di pittore di corte.

La vita viennese lo rese celebre e stimato, allorché l’imperatore iniziò a chiedere il suo consiglio per gli eventi mondani della vita di corte, addirittura lo incaricò regista delle nozze dell’arciduca Carlo II d’Austria. Alla Morte di Massimiliano II d’Asburgo, Arcimboldo passò al servizio del successore Rodolfo II, seguendolo a Praga, dove agì come suo consigliere per lunghi anni, conseguendo inoltre l’onorificenza di Conte Palatino. Successivamente nel 1587 all’età di sessantuno anni, ottenne il permesso di tornare in italia, dove mori a Milano nel 1593.

Il dipinto rappresenta la divinità Etrusca “Vertumno”, protettore della natura, delle mutazioni periodiche e delle stagioni, che si diceva fosse dotato del dono di trasformarsi in tutte le forme che desiderava.
E’ questo il motivo per cui l’artista lo paragona all’imperatore Rodolfo II, simboleggiando la capacità del monarca di rinnovare, attraverso il suo buon governo, l’ormai perduta età dell’oro.
Ogni frutto, fiore o verdura è impressionalmente realistico, dando la sensazione di poterlo afferrare e mangiare. Gli elementi sono posti con precisione a delineare i lineamenti dell’uomo, come gli ortaggi del collo e delle spalle che fanno percepire la fisionomia muscolosa del soggetto.
L’amarasca e la mora che compongono gli occhi comunicano un senso di austerità allo sguardo rivolto all’osservatore. Le spighe di grano e l’uva formano i capelli, i ricci di bosco sul mento la barba, conferendo al dipinto una perfetta armonia. Il “Vertumno” è un quadro innovativo per l’epoca che ci fa percepire il genio interiore del pittore.

“L’ortolano” o “Ortaggi in una ciotola” (natura morta reversibile),1590, Museo civico “Ala Ponzone” Cremona.
Leyla Manji
