È questo un approccio da convinta fatalista, di chi crede che anche il destino di un grande vino sia segnato da qualche parte nell’universo e che esso attenda i tempi giusti come gli uomini giusti per svelarsi al mondo. È la riduzione in narrazione di una serie di riti, o atti se preferite, che si ripetono da secoli in un angolo di Francia e che codificano un mito, quello di Château Haut- Brion.
Dalla collina eletta chiamata “briga” dalla tribù celtica dei Biturigi Vivisci, colonizzatori di Burdigala, attuale città di Bordeaux, situata tra i corsi del Peugue e del Sepent, si hanno notizie delle 169 bottiglie di quel “vino di Hobriono” servite agli ospiti della tavola reale del re inglese Carlo II, annotate nel libro mastro di cantina tra il 1660 e il 1661. Ed è il vino della stessa collina che assaggiò Samuel Pepys presso il Royal Oak Tavern di Londra il 10 aprile 1663, del quale dichiarò: ” […]Ho bevuto una specie di vino francese chiamato Ho- Bryan con un particolare buon gusto che non avevo mai riscontrato prima[…] “.
Diversi anni dopo, fu l’illuminato filosofo inglese John Locke, in visita a Bordeaux nel 1677, a parlare di Haut-Brion cogliendone gli aspetti più tecnici dichiarando: ” […] Il vino di Pontac, così venerato in Inghilterra, viene prodotto su un piccolo rialzo di terra, aperto più a ovest. È pura sabbia bianca, mescolato con un po’ di ghiaia[… ]”. Ma è recente la scoperta che la notorietà del vino della collina briga ha una data ancora antecedente, di circa 139 anni. 21 Gennaio 1521, un documento di vendita di una rendita del valore di 400 franchi di Bordeaux, oggi pari a circa € 50.000, in cui in guascone il Maitre Hamelin Gemisson certifica che il mutuatario Jean de Monque promette di consegnare ogni anno quattro tubi di vino dalla vigna di Aubrion, come parte del rimborso.
La data è certa. Il primo Gran Cru di Bordeaux nasce il 23 aprile 1525, data in cui, il pioniere eletto dal destino Jean de Pontac , all’età di 37 anni, sposò Jeanne de Bellon, figlia del sindaco di Libourne, la quale portò in dote un terreno in località chiamata Haut-Brion nel comune di Pessac. Già proprietario della vigna, nel 1533, Jean de Pontac acquistò per 2650 tornesi, dal basco Jean Duhalde, il palazzo Haut Brion, l’attuale parte nord orientale dell’edificio, segnando la nascita di Château Haut-Brion che assumerà le sembianze di come è oggi solo nel 1549.
Haut- Brion rappresenta quel bordeaux che oggi siamo soliti decantare, giudicare ed amare – per alcuni – , “inventato” prima di tutti, plasmato sull’impronta del terroir con dedizione e passione puntando sul perfezionamento delle tecniche e dell’affinamento, indirizzando il marchio e lo specifico cru in un epoca in cui i vini erano identificati per regione di provenienza.
Molte furono le mani di potere che gestirono Haut- Brion per discendenza o semplice acquisizione e ognuna di esse ne lasciò impronta.
Dai de Pontac, con i quali tutto ebbe inizio, ai de Fumel che sotto la guida dei Haut-Brion visse il passaggio dall’Ancien Regime al popolare sentimento rivoluzionario che degenerò in quel regno di terrore che ne vide la confisca e la condanna a morte del magnanimo Joseph de Fumel, per passare ai Larrieu, munifica famiglia ai tempi della monarchia che seppe rispolverare l’originario splendore e donarne di nuovo al vino di Haut-Brion. Con Joseph-Eugène Larrieu il vino dello Château bordolese è ampiamente venduto negli Stati Uniti, in particolare nella città di New Orleans. Così, in una lettera inviata a Joseph-Eugène Larrieu il 6 aprile 1850 il signor Loreilhe, commerciante di vini, con veemenza si lamentava di non aver ricevuto abbastanza casse di Haut-Brion dal precedente inverno per soddisfare la sua clientela. Questa lettera rivela che anche in questo momento le bottiglie di Haut-Brion vengono confezionate con la massima cura: “etichette e capsule con il vostro nome, la marca anche sul sughero così come un sigillo di vetro sul collo della bottiglia“.
L’ascesa e il prestigio portano la firma dei Larrieu fino al 1922. Il periodo di crisi economica che investì il panorama mondiale negli anni successivi fu invece paradossalmente prospero per Haut- Brion. Leggenda narra che nel 1935 uno dei più importanti finanzieri di New York, Clarence Dillon, in visita nel Bordeaux in cerca di buoni affari tra i vigneti quasi tutti in vendita, per fortunose circostanze visitò Haut-Brion da cui fu letteralmente folgorato e lo acquistò subito. Caso volle che fosse anche il suo vino preferito.
Nel 1967 Joan Dillon sposa Sua Altezza Reale il Principe Carlo di Lussemburgo. Oggi la continuità e la presenza della famiglia Dillon sono assicurate dal principe Roberto di Lussemburgo che veglia sul destino del Domaine Clarence Dillon SAS, dopo aver aderito alla gestione della Società nel giugno del 1997.
Premier Cru della Gironda nel 1855 e Cru de Graves nel 1953, Château Haut-Brion è stato anche classificato Médoc Premiers Crus Classés nel 1973 nonostante fosse nelle Graves. Nel verbale si legge “La giuria, considerando la situazione di Château Haut-Brion e le sue lunghe connessioni tradizionali con il Médoc, tenendo conto di questa tradizione, i costumi e le pratiche da un lato, con le sue virtù molto eminenti dall’altro, ha ritenuto che fosse degno della nomina a Médoc Premiers Crus Classés“.
Il destino ha intrecciato la vita di tante persone a cavallo dei secoli sotto un unico calco, suscitando una devozione e un sentimento che solo Château Haut- Brion provoca, catturando la loro anima con il suo elegante e composto incanto.
