Ultimamente nel nostro Belpaese il concetto di “tradizione” sta acquistando un’ importanza e un valore sempre più marcati, come una ricchezza da riscoprire e salvaguardare. Spesso l’attaccamento alla tradizione è un modo per difendersi da quella globalizzazione culturale che molto spesso viene interpretata dalle piccole realtà come una perdita della propria identità; il cambiamento e il progresso purtroppo sembrano destabilizzare punti fermi e canoni della cultura di un paese, come se aprire le porte al nuovo comportasse inesorabilmente la negazione di traguardi e meriti conquistati.
Ma salvaguardare la tradizione non vuol dire necessariamente difenderla dagli attacchi dei cambiamenti, anzi: la dinamicità è un potenziale inestimabile grazie al quale questa diverrebbe un punto di partenza e non un fondamento radicato e statico, come anacronisticamente siamo portati pensare. Quando si parla poi di quella alimentare, innumerevoli sono le filosofie che sempre più si stanno diffondendo, essenzialmente incentrate su un’alimentazione consapevole e critica, e erroneamente interpretate come attacchi alternativi e opposti alla tradizione enogastronomica.
E se l’alternativa non fosse necessariamente rivoluzionaria ma piuttosto costruttiva e l’opponibilità divenisse opportunità… cosa accadrebbe alle tradizioni?
A mio parere potrebbero diventare le coordinate attraverso le quali tracciare la rotta verso mete ancora da esplorare, potenziale vademecum per creare l’associazione eccellente tra culture, elementi e filosofie differenti. Ecco perché nascono vere e proprie associazioni culturali, per offrire agli associati attività e iniziative, oltre alla ristorazione, volte al raggiungimento del benessere totale.
In Umbria e nello specifico a Perugia, particolare importanza merita il “Chicco Integrale“, una piccola ma crescente associazione sorta nel 1985 come Centro Integrato Discipline Energetiche, che si costituisce come associazione culturale senza scopo di lucro; per i primi anni l’attività principale è stata quella di studiare e diffondere la filosofia e la pratica macrobiotica, estesa con il tempo ai principi di una alimentazione naturale attenta alla salute dell’individuo e dell’ambiente ma, allo stesso tempo, di semplice utilizzo e soprattutto (aspetto fondamentale) integrabile con le abitudini quotidiane.
Da qui deriva l’opportunità, l’alternativa costruttiva, che si concretizza nel concepire, apprezzare e beneficiare di una cucina macrobiotica-vegana- biologica, mantenendo le proprietà e le qualità della nostra tradizione mediterranea. Mangiare selezionando e accostando ingredienti locali sani e gustosi, valutando per ognuno i principi nutritivi e adattandoli ad ogni singolo individuo, determina una consapevolezza personalizzata, che non può prescindere dalla nostra cultura d’origine, né può tralasciare riti e tradizioni comportamentali tipici del nostro essere “italiani conviviali“; ecco il perché di un’ associazione volta a creare coesione e condivisione tra gli associati che non sono più solo clienti o frequentatori ma individui legati da curiosità e voglia di sapere, che non rinunciano alla tradizione né all’innovazione, e che vogliono ricercare il benessere a 360 gradi.
Proprio in risposta a queste esigenze “latenti”, dal 1995 Il Chicco Integrale ha iniziato a promuovere iniziative volte al miglioramento della qualità della vita concepita sotto svariati aspetti, tra le quali corsi di Shatsu, Yoga, e Qui Gong, oltre all’organizzazione di periodici e innovativi eventi. Prenotare un pranzo o una cena (solo il sabato sera) permette di sperimentare una filosofia alimentare diversa, apprezzabile proprio perché improntata su atmosfera, clima e ingredienti familiari e tradizionali, che pongono le basi giuste per una percezione priva di preconcetti.
Fin dal momento in cui si entra da quel portoncino in Via Della Gabbia, (una traversina a fianco del Duomo di Perugia), e si apre la porta di quella che potrebbe sembrare una casa semplice e accogliente, ci si immerge in un ambiente completamente ovattato che estranea da tutto il resto, dove si può consumare il rito più scontato e quotidiano, osservato attraverso un ipotetico caleidoscopio che non trasforma né deforma, ma esalta e evidenzia sfaccettature mai davvero apprezzate; tutto si svolge in una scenografia di arredamento essenziale e artigianale, senza orpelli o freddi dettagli che possano minimamente richiamare all’estraneità o sottolineare in qualche modo l’esser cliente.
La scena che si presenta è un insieme di persone più o meno estranee che diventano familiari per il solo fatto di condividere un pasto, ma non un pasto qualsiasi, un pasto particolare, che i gestori ti presentano e spiegano nei minimi dettagli, elencando gli ingredienti, definendo la provenienza, le proprietà e i benefici.
Ogni giorno i cuochi preparano dei menù unici, che comprendono sempre una zuppa, un primo piatto di cereali (in chicco o pasta, o cous cous), un piatto misto composto da proteina (legumi, o seitan, o tofu, etc) e due verdure di contorno, dolci del giorno. Il pasto è ricco, sia in quantità che in varietà, ma leggero, poiché gli alimenti di alta qualità saziano senza appesantire, permettendo una digestione facile.
Particolare attenzione viene rivolta all’impiattamento, ma non con lo scopo di stupire o sorprendere, bensì per esaltare i colori e anche la forma degli ingredienti: il piatto deve raccontare solo e semplicemente la sua essenza e i suoi elementi perché sono questi che, combinati tra loro offrono gusto e benessere. L’estetica non deve esprimere nulla di più, perché quello che si vede deve corrispondere a quello che ci aspettiamo di provare assaggiando; tutto è studiato nei minimi dettagli, la consistenza la temperatura il condimento.
Questi piatti “trasparenti” vengono poi accompagnati da the caldo, che tende a scandire il pasto imponendone la ritualità, e a scelta, da birra artigianale, sidro, o da vini rigorosamente biologici, dalla gradazione contenuta ma dal sapore genuino e corposo, adatti a esaltare i cibi e la loro semplicità, senza inficiare la degustazione; cibo e bevande interagiscono quindi, e si raccontano a vicenda. Un’esperienza assolutamente da provare!
Palese quindi e perfettamente sdoganato il concetto di associazione: un’ associazione di cibi, tecniche, idee, concetti e filosofie, di persone che vogliono viaggiare senza rinunciare alla propria micro realtà, conservare i profumi della tradizione mischiandoli in un bouquet dall’essenza orientale, investire tempo e energie, sentirsi l ibere di esternare dubbi e conseguentemente apprendere, e tutto senza obblighi, imposizioni, limitazioni o regole. Anzi, pensandoci bene, solo una forse, l’unica importante regola sulla quale lo staff del Chicco Integrale non transige: durante l’esperienza del pasto niente interferenze o richiami dall’esterno, nessuna influenza frenetica, niente nevrosi né impegni, che in chiave attuale e moderna si riassume in NIENTE CELLULARE A TAVOLA… proprio come da tradizione!
