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Il Vin Santo toscano

Il Vin Santo toscano

Il vinsanto un grande vino di antiche origini, vera e propria perla del nostro patrimonio vinicolo. Le informazioni storiche a noi pervenute danno diverse ipotesi sulla nascita di questo prodotto. Una prima leggenda narra che un frate francescano a Siena durante il medioevo, curasse le vittime della peste con il vino adoperato per celebrare messa, con la convinzione che avesse proprietà benefiche e da li nasce la denominazione santo.

Altre fonti fanno riferimento alla consueta abitudine di bere questo vino durante i periodi delle feste religiose, come la Pasqua e il Natale, mentre si pensa anche al fatto che durante un concilio indetto da papa Eugenio IV, il cardinal Bessarione assaggiando questo vino dolce lo ha confuso con il vino prodotto nell’isola di Xantos, da li santo. Insomma origini controverse e affascinanti per uno dei piu’ grandi vini da meditazione del nostro territorio.

Il disciplinare di produzione per il vinsanto toscano prevede l’utilizzo di trebbiano toscano per il 50%, con malvasia del chianti per un 5%, per il restante uvaggio si possono impiegare uve a bacca bianca quali il pinot bianco, il pinot grigio e lo chardonnay. Il periodo di appassimento non deve essere inferiore alla data del 20 dicembre ma si puo’ prolungare fino al 31 marzo dell’anno successivo.

I grappoli vengono fatti appassire in appositi locali chiamati vinsantai con la giusta escursione termica tra l’estate e l’inverno, il tutto in caratelli di legno pregiato di rovere o di castagno, con una capacità non superiore a 5 hl.

Fattore molto importante e’ l’utilizzo in forma di larve della botrytis o muffa grigia che fa evaporare l’acqua negli acini e concentrare gli elementi principali come ad esempio lo zucchero. Nei caratelli il vinsanto viene tenuto per 3 anni durante i quali, tramite diverse fermentazioni, il vino va ad acquisire i suoi caratteri che lo contraddistinguono dagli altri quali il bel colore ambrato e quella piacevole dolcezza.

La produzione di questi prodotti e’ piena di eccellenza, realizzate da aziende vinicole toscane di pregio che ne fanno della loro gamma produttiva una vera e propria specialità della produzione.

Partiamo in questo nostro viaggio dal Vinsanto del Chianti Classico prodotto da Antinori, un vino fatto con trebbiano al 95% e malvasia per il 5%, un colore ambrato bellissimo con profumi di frutta, caramello, albicocca candita, eccellente da provare con pasticceria secca.

Passiamo nel bel territorio di montalcino dove troviamo il Vinsanto Fattoria dei Barbi, un vino ambrato, dolce, frutta candita, miele, un buon equilibrio tra l’alcol e la componente zuccherina, prodotto con uve trebbiano, malvasia e una breve percentuale di sangiovese da abbinare con i biscotti della tradizione, quali i cantucci toscani.

Buona produzione è anche il Vinsanto Fattoria dell’Aiola classico, colore ambrato, giusto equilibrio, frutta secca, vaniglia, miele, componente erbacea, malvasia al 50% e trebbiano toscano al 50%.

Da non sottovalutare il Vinsanto del Chianti Classico di Lamole, miele, nocciole, buoni profumi e compostezza alcolica, supportati da una giusta acidità, espressione giusta del territorio di produzione.

Altre produzioni di spicco sono realizzate dalla Cooperativa Agricoltori del chianti geografico con un vinsanto dolce, sapido con frutta caramellata, su un bellissimo color oro molto intenso, un gran prodotto frutto del lavoro di 200 soci che ogni giorno si impegnano per dare le uve migliori con cui poi si farà il vino.

Emozione unica e indescrivibile e’ il Vinsanto occhio di pernice di Avignonesi, prodotto con prugnolo gentile al 100%, 10 anni in caratelli, un insieme di profumi e essenze rare, ottima dolcezza, un vino esclusivamente da meditazione. Vinsanto, espressione superba ed eccellente delle colline colline chiantigiane, dove tra ulivi e cipressi nascono grandi vini, unici e rari, come il paesaggio che li rappresenta, vero e proprio vanto italiano.

Pietro Parissi

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